Nell’ultimo periodo, dopo aver riscritto le regole di come il
software viene licenziato, l’open source sta influendo sul mercato dei servizi,
grazie alla grande quantità di prodotti open-source disponibili e alla sempre
maggior qualità del codice.
Una ricerca di Forrester Research del 2004 ha evidenziato che software open
source sono presenti in più del 60% delle aziende. Linux nei sistemi operativi,
Apache nei web server, Jboss negli application server e MySQL nei database,
sono diventati oggetti consolidati e sul cui supporto alcune aziende stanno
costruendo un business vero e proprio.
Negli Stati Uniti si sta assistendo a un periodo di esplosione di start-up che offrono supporto dedicato ai prodotti open source, insieme alle aziende cresciute intorno al software stesso, come Jboss o MySQL. Nel nostro paese sono state soprattutto piccole aziende che hanno iniziato a inserire ne loro portafoglio di soluzioni il supporto e lo sviluppo su sistemi open source, ma per l’anno a venire saranno soprattutto le grandi realtà come IBM e HP, che hanno aperto divisioni ad hoc, a farla da padrone. L’introduzione di un software in azienda è stato da sempre caratterizzato dai costi delle licenze e dai servizi professionali per installazione, configurazione, successiva manutenzione e training.
Realizzare un’applicazione partendo da software open-source
generalmente richiede un maggior lavoro di integrazione: i produttori di software
proprietario hanno ingegnerizzato i propri prodotti in modo da poter essere
integrati e permettere di semplificare il processo di aggiornamento.
Attraverso l’open source possiamo però realizzare sistemi “best-of-breed”, scegliendo
le tecnologie più vantaggiose per una determinata realtà e consentendone l’integrazione
grazie a protocolli aperti o piattaforme realizzate per questo scopo.
Il principio 80/20 o legge di Pareto sta facendo la fortuna del software aperto:
secondo Kim Polese, veterana di Java e dei sistemi aperti, “una delle maggiori
frustrazioni dell’IT con l’industria dominata dai vendor è che si ha a che fare
con prodotti sovra-ingegnerizzati, con talmente tante caratteristiche che l’80%
di esse non vengono utilizzate. Grazie all'open source si riduce il codice e
si utilizza esattamente ciò che si necessita”.
Questo movimento influenzerà considerevolmente anche il mondo del software commerciale:
i tagli sofferti dal settore IT negli ultimi tempi si sono riflessi in minori
acquisizioni di software, oltre che di hardware.
Il nuovo modello di business alle porte, sia per il software aperto che per
quello commerciale, prevederà l’abbassamento o l’annullamento totale dei costi
di licenza e il mantenimento dei costi di sottoscrizione a un servizio di manutenzione,
con un conseguente potenziamento delle strutture dedite a integrazione, training
e supporto.
Stefano Bonacina - http://connexioni.blogspot.com/
Stefano Bonacina lavora come Director in Intelligrate, una società che si occupa di Competitive Intelligence, Text Mining e Sicurezza. Al contempo tiene seminari e corsi e collabora con siti e pubblicazioni. Precedentemente (1998-2003) ha lavorato in Fineco SIM e Banca Fineco, di cui ha diretto i sistemi informativi dal 2000, è stato IT System and Project Manager in St Microelectronics dal 1990 al 1998. E' membro della Society of Competitive Intelligence Professionals e della Information Systems Security Assosiacion, nonché vicepresidente della XML Finance Association